noi.46
Maggio 30, 2008
Mi hai esplorata, liberando l’ardimento che docile riposava tra le mie articolazioni.
Ti ho percorso, sospingendomi tra affascinanti disgiunzioni.
Ti sei avventurato tra asprezze sconosciute, uscendone con risolutezza.
Ho viaggiato lungo la tua schiena, scansando altre presenze che mi possedevano.
Hai acceso respiri, codificando desideri.
La tua essenza mi ha invasa, pervadendomi.
Dettagli di te che riaffiorano, richiamandoti. Appigli per la memoria.
Mi aggrappo ai nei della tua pelle.
Improvvisazioni non concesse, che varcano limiti inviolati.
O forse, è solo l’alcol.
_un amore_
Maggio 29, 2008
Non si può soffocare a lungo un amore
lo si può ritardare
questo sì
per vari comodi
o per estreme deludenti sensazioni
ma alla fine trionfa
lo si può nascondere con violenza
per anni
o con indifferenza
lo si può pietosamente subire
e soffrire in silenzio
ma alla fine trionfa
è un plagio istintuale
rapace
che ci assale
serenamente
ci opprime.
(Salvatore Toma)
.
Maggio 28, 2008
Non mi preoccupo per quello che scrivono di me, almeno fin quando non diranno la verità. (Dorothy Parker)
*
Maggio 28, 2008
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.
Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(Wislawa Szymborska)
*
Maggio 26, 2008
Come può il segno
di un corpo sopravvivere
entro il corpo di un altro
senza lederne il corso
della mente, anzi proteggerlo
dai frammenti di morte in vita?
Mai più forte
la promessa amorosa
ti sillaba il vivere.
(Michele Ranchetti)
_insonnia_
Maggio 24, 2008
La luna nello specchio del comò
guarda milioni di miglia lontano
(e forse con orgoglio, a se stessa,
ma non sorride, non sorride mai)
via lontano lontano oltre il sonno,
o forse è una che dorme di giorno.
Se l’Universo volesse abbandonarla,
lei gli direbbe di andare all’inferno,
e troverebbe una distesa d’acqua
o uno specchio, sul quale indugiare.
Tu dunque metti gli affanni in un sacco
di ragnatele e gettalo nel pozzo
nel mondo alla rovescia dove
la sinistra è sempre la destra,
dove le ombre in realtà sono corpi,
dove restiamo tutta notte svegli,
dove il cielo ha tanto poco spessore
quanto è profondo il mare e tu mi ami d’amore.
(Elizabeth Bishop)
*
Maggio 21, 2008
A te si arriva solo attraverso te.
Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutto mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.
Come avrei imparato la strada
se non guardavo nient’altro che te,
se la strada era dove tu andavi,
e la fine fu quando ti sei fermata?
Che altro poteva esserci
più di te che ti offrivi, guardandomi?
Però adesso che esilio,
che mancanza,
e lo stare dove si sta.
Aspetto, passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa novità,
ritornare un’altra volta,
ripetere mai uguale
quello stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.
(Pedro Salinas)
_11 dicembre_
Maggio 21, 2008
Poi a letto penso a te,
la tua lingua metà oceano, metà cioccolata,
alle case dove entri con disinvoltura,
ai tuoi capelli di lana d’acciaio,
alle tue mani ostinate e
come rosicchiamo la barriera perché siamo due.
Come vieni e afferri la coppa di sangue,
mi ricompatti e bevi la mia acqua salata.
Siamo nudi. Ci siamo denudati fino all’osso
e insieme nuotando risaliamo
il fiume, l’identico fiume chiamato Possesso
e si profonda. Nessuno e’ solo.
(Anne Sexton)
_splash_
Maggio 17, 2008
L’illusione è che tu semplicemente
stia leggendo questa poesia.
la realtà è che questa è
più di una
poesia.
Questo è il coltello di un accattone.
E’ un tulipano.
E’ un soldato che marcia
attraverso Madrid.
Questo sei tu sul tuo
letto di morte.
Questo è Li Po che ride
sottoterra.
No, non è una dannata
poesia.
E’ un cavallo che dorme.
una farfalla dentro
il tuo cervello.
Questo è il circo
del diavolo.
E non la stai leggendo
su una pagina.
E’ la pagina che legge
te.
La senti?
E’ come un cobra.
E’ un’aquila affamata
che sorvola la stanza.
Questa non è una poesia.
La poesia è barbosa,
ti fa venire
sonno.
Queste parole ti incitano
a una nuova
follia.
Ti ha toccato la grazia,
sei stato spinto
dentro una
abbacinante regione di
luce.
Adesso l’elefante
sogna insieme
a te.
La volta dello spazio
curva e ride.
Adesso puoi morire.
Ttu puoi morire adesso come
si doveva morire da uomini:
grande,
vittorioso,
con l’orecchio alla musica,
essendo tu la musica,
che romba,
romba,
romba.
(Charles Bukowski)
…
Maggio 16, 2008
(…)
Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.
(Anne Sexton)
*
Maggio 16, 2008
Venga tu dall’inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m’aprono a un Infinito che amo e non conosco?
Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?
(Charles Baudelaire)
*
Maggio 15, 2008
Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.
Madre Teresa di Calcutta
_stranamore_
Maggio 13, 2008
Ed il più grande
conquistò nazione dopo nazione,
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perchè più in là
non si poteva conquistare niente:
e tanta strada per vedere un sole disperato,
e sempre uguale e sempre
come quando era partito
(Vecchioni)



