_follia_
Gennaio 31, 2008
“Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. La storia di Stella Raphael è una delle più tristi che io conosca. Stella era una donna profondamente frustrata, che subì le prevedibili conseguenze di una lunga negazione e crollò di fronte a una tentazione improvvisa e soverchiante. Come se non bastasse, era una romantica. Traspose la sua esperienza con Edgar Stark sul piano del melodramma, facendone la storia di due amanti maledetti che sfidano il disprezzo del mondo in nome di una grande passione. E’ stata una vicenda il cui corso ha distrutto quattro vite, eppure Stella, ammesso che abbia mai provato qualche rimorso, è rimasta fedele alle sue illusioni fino alla fine. Io ho cercato di aiutarla, ma lei mi ha tenuto lontano dalla verità finché non è stato troppo tardi. Non aveva scelta.” (Patrick McGrath)
noi.37
Gennaio 30, 2008
allontanata come un vizio
_cade la pioggia_
Gennaio 28, 2008
Cade la pioggia e tutto lava
cancella le mie stesse ossa
Cade la pioggia e tutto casca
e scivolo sull’acqua sporca
Si, ma a te che importa poi
rinfrescati se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca
Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo e
non sa di noi
non sa di noi
non sa di noi
Cade la pioggia e tutto tace
lo vedi sento anch’io la pace
Cade la pioggia e questa pace
è solo acqua sporca e brace
c’è aria fredda intorno a noi
abbracciami se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca
Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo
E dimmi a che serve sperare
se piove e non senti dolore
come questa mia pelle che muore
che cambia colore
che cambia l’odore
Tu dimmi poi che senso ha ora piangere
piangere addosso a me
che non so difendere questa mia brutta pelle
così sporca
tanto sporca
com’è sporca
questa pioggia sporca
Si ma tu non difendermi adesso
tu non difendermi adesso
tu non difendermi
piuttosto torna a fango si ma torna
E dimmi che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione non muore
ma cambia colore
tu fammi sperare
che piove e senti pure l’odore
di questa mia pelle che è bianca
e non vuole il colore
non vuole il colore
no..
no..
La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia
amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto
(Negramaro)
_casa_
Gennaio 25, 2008
Scorre il film di questi mesi. La giusta colonna sonora, luce perfetta ad evidenziarne i dettagli. Momenti vissuti tra i muri della stanza. Sola, tra amici, con te, con lui… Candele e profumo di incenso, le mie tende e le mie invenzioni, letti mai rifatti, maglioni ristretti, pavimenti sorvolati come cieli. Dolce malinconia per un presente già passato. Ho vissuto qui la parte di me più remota, quella di cui conoscevo l’esistenza, ma che non avevo mai incontrato. Fragole e birra. Fumo e solitudine. La mia immagine davanti allo specchio che rimanda un frammento di un puzzle a cui manca sempre quel pezzo per essere terminato. Parole lette e parole sussurrate. Notti condivise. Notti insonni. Il tavolo al centro della stanza e noi sdraiati accanto. Scarpe ovunque. Le mie foto. I miei libri. Ostriche e vino rosso alla finestra. Nutella e cocco, ad ogni ora. Lettere sparse. Tanto affetto. Condivisione. Pochi pranzi fugaci, il primo di domenica, tra le lenzuola, tra i miei capricci. La coperta della mamma, quella che mi scalda quando te ne vai. Tu seduto al bordo del letto, già fuori. Il sole di quella mattina in cui mi sono svegliata felice e leggera, dopo l’eclissi, dopo essere stata accompagnata per mano fuori dalla strada della follia.
Porterò via le mie cose da sola, pezzo pezzo, così come le ho posate qui. Non avranno più la stessa forma. Lascerò in questa stanza un frammento di vita e la mia solitudine. Chiuderò la porta. E noi resteremo qui.
_l’eccezione_
Gennaio 24, 2008
Soffro nel vederti infrangere i principi sui quali era salda un’esemplare dignità.
Condizione inammissibile, la discutibile urgenza per cui è indispensabile uniformarsi alla media.
Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole, ma l’eccezione alla regola insidia la norma.
Se è vero che ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita considerevole, privarsi dell’anima comporterebbe una lauta ricompensa.
Soffro nel vederti compiere bizzarre movenze indotte da un burattinaio scaltro.
Credi sia una scelta ammirevole fuggire lo sguardo severo e vigile della propria coscienza?
Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole, ma l’eccezione alla regola insidia la norma.
Se è vero che ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita considerevole, privarsi dell’anima comporterebbe una lauta ricompensa.
(Carmen Consoli)
_senza sangue_
Gennaio 21, 2008
Capiva solo che nulla è più forte di quell’istinto a tornare dove ci hanno spezzato,
e a replicare quell’istante per anni. (Baricco)
noi.36
Gennaio 19, 2008
Scrivo per me, per fissare nella memoria ore trascorse. Scrivo per rendere immortali parole e carezze, per allenare la mente al ricordo di te, per non perderti, per ritrovarti. Scrivo per alleviare il dolore, per diluire l’attesa. Scrivo perché non so dipingere il cielo e non so confinare il mare. Scrivo perché non ti possiedo, mai, e me lo devo ripetere, costantemente. Perché l’appartenenza è pelle e sangue e ossa e anima e nervi. E tutto di me ti appartiene. Scrivo perché solo tu sai armonizzare ogni mio essere e rendermi un tutt’uno.
Scrivo per te. Scrivo per dirti ciò che non ti dico e per darti ciò che non ti dono. Scrivo perché tu possa capire, senza sperare che lo faccia.
Scrivo per noi. Perché in forme sconosciute siamo esistiti ed esistiamo ed esisteremo.
noi.35
Gennaio 18, 2008
prendi la mia mano, tra volti sconosciuti
fammi addormentare nel tuo letto, dove fingo di non ritrovare altre presenze
fai l’amore con me, come fosse l’ultima volta che mi possiedi
richiamami vicina
cercami ancora
accorda gli strumenti e dona la tua sinfonia
sarò silenziosa spettatrice di eventi che si ripetono
donna senza volontà
non farò domande e non darò risposte
lasciati scivolare verso di me
rallenta il tempo che ci separa
lacci stretti
cicatrici dell’anima
dolce bruciore
sono fuori dalla tua vita
_qui ti amo_
Gennaio 16, 2008
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s’inseguono.
La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.
O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.
Qui ti amo e invano l’orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.
La mia vita s’affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarrni.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.
Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
(Pablo Neruda)
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Gennaio 15, 2008
Tramontata è la luna e le Pleiadi:
a mezzo è la notte:
il tempo trascorre;
e io dormo sola.
(Saffo)
_pulp fiction_
Gennaio 12, 2008
“Penso che ti ritroverai, quando tutta questa merdata sarà finita, penso che ti ritroverai ad essere un figlio di puttana sorridente. La faccenda è che in questo momento hai talento, ma per quanto sia doloroso il talento non dura, e il tuo momento sta per finire. Ora, questa è una merdosissima realtà della vita, ma è una realtà della vita davanti alla quale il tuo culo deve essere realista. Vedi, questa attività è stracolma di stronzi poco realisti che da giovani pensavano che il loro culo sarebbe invecchiato come il vino. Se vuoi dire che diventa aceto, è così; se vuoi dire che migliora con l’età, non è così. E poi, quanti combattimenti credi di poter ancora affrontare? Eh? Due? Non ci sono combattimenti per i vecchi pugili. Eri quasi arrivato ma non ce l’hai mai fatta, e se dovevi farcela ce l’avresti già fatta. Sei dei miei?”
_arte e menzogna_
Gennaio 11, 2008
“Che cosa mi sposa a te? Un pezzo di carta? Allora non sono sposata con te. E’ forse l’approvazione della Chiesa? Allora non sono sposata con te. E’ la realtà di un tetto, la realtà di un letto, la realtà di due chiavi in una sola serratura? Allora non sono sposata con te. E’ l’Occhio della Legge? Allora non sono sposata con te.
Se è il piacere quotidiano dipinto sul tuo viso. Se è il rinfrancarsi del mio spirito alla vista del tuo viso, se è il tuo viso che cerco quando non ne cerco un altro, se è il mio amore per te che è consenso, se il consenso vuol dire pensarla allo stesso modo, allora non sarà che alle nozze di animi costanti io ammetta impedimenti.” (Jeanette Winterson)
_chiamami adesso_
Gennaio 10, 2008
Chiamami adesso, sì,
lo so che prima era…
era più facile…
ma è adesso che ho bisogno io di
farmi trovare, farmi trovare qui
chiamami adesso che
è più buon il mio cuore…
Dammi il tempo che tempo non sia
Dammi un sogno che sonno non dia…
Chiamami adesso che
non ho più niente da dire, ma
voglio parlare lo stesso insieme a te
voglio provare io a descrivermi…
chiamami adesso che
ho bisogno di te…
(Paolo Conte)









